Il metodo terapeutico si fonda sulla desensibilizzazione e sulla rielaborazione degli esiti traumatici attraverso i movimenti oculari con un approccio su tre livelli: il terapeuta deve rivolgersi- primo livello- all’evento originale che ha stabilito la struttura cognitivo/affettiva; scoprirne i fattori scatenanti- interni ed ambientali attuali che stimolano il comportamento disadattivo; installare – terzo livelli- la risposta cognitivo/comportamentale desiderata, per incrementare il senso di autoefficacia del sé. Il movimento alternato degli occhi, guidato dal terapeuta, favorisce l’interazione dei due emisferi cerebrali ( quello “logico” e quello “emotivo”) ed è accompagnato dal evento traumatico; così le emozioni negative associate all’evento ( e i disturbi psichici che spesso ne derivano) possono essere dapprima “desensibilizzate” ( cioè cessano di far male) e poi “rielaborate” in chiave positiva.
L’EMDR vede la patologia come informazione immagazzinata in modo non funzionale, sopratutto quella legata alle esperienze nei primi anni di vita. Le esperienze negative e traumatiche subite in età infantile spesso vengono sottovalutate e diventano fonte primaria di disagio; qualsiasi esperienza in cui il bambino sperimenta oppressione, paura o dolore, insieme ad una sensazione di impotenza, può essere considerato un trauma infantile: i bambini infatti sono vulnerabili e il loro livello di esperienza non permette una visione equilibrata della vita e di loro stessi. Gli ambiti di possibile applicazione di di questa metodologia terapeutica sono diversi: disastri collettivi, abuso sessuale, disturbi di apprendimento, lutto, disturbo postraumatico da stress, adozioni, enuresi, tic.



